Questa fu la risposta di Tommaso Lucarelli a Elisa Bellini che, sentendo parlare di settimana bianca come possibile gita, aveva esordito: "Settimana bianca? Fa un freddo si pipa!" Eravamo in terza media, correva l'anno 1998. A distanza di dieci anni, questo è stato il mio pensiero quando ieri, per la prima volta, l'ho stretta tra le mani: finalmente ho una bici! Dove l'ho comprata? Che domande, all'asta organizzata dall'associazione sCATENAti, a cui ho già dato spazio nel blogghe. Ma andiamo con ordine, la faccenda merita tempo e attenzione.
Sul sito di sCATENATI avevo letto delle due aste organizzate per il 16 settembre in piazza Puntoni, proprio lì, dove il mercato delle bici rubate è più florido. La prima iniziava alle 3, troppo presto, ma la seconda iniziava alle 5: uscendo un po' prima del solito dal Rizzoli ce la faccio agile. Al mio arrivo sta finendo la prima asta di circa 80 bici, dopo di che inizierà la seconda, sempre di circa 80 bici. Ci metto poco a rendermi conto che la situazione non è propizia: non sono vere e proprie aste, in quanto il prezzo massimo per le bici è fissato a 15 euro, cifra che centinaia di matricole urlano con foga ogni volta che viene presentato un mezzo. Il vincitore di ciascuna asta è deciso arbitrariamente da una signora di mezza età di nome Rita, con tanto di divisa delle FS (che patrocinano l'evento). Criterio di scelta: nessuno. E' per questo che la bella gioventù che circonda le transenne cerca di farsi notare nei modi più impensabili (per un matusa come me): c'è uno spagnolo vestito da donna, una tipa che sventola due ombrelli aperti, un giovane che agita un materassino a forma di coccodrillo e così via.
Dietro le transenne stanno i ragazzi volontari, tutti dotati della magnifica maglietta rossa di sCATENATi con tanto di logo del lucchetto aperto che ormai conoscete: bella, quasi quasi dopo passo dallo stand e me la compro. Intanto finisce la prima asta e mi rendo conto di avere ben poche chance di tornare a casa pedalando. Mi servirebbe qualcosa che mi distinguesse dalla massa, qualcosa di ben riconoscibile... però che figata quella maglietta, prima di andare via me la compro sicuro... ed è lì che, scaltro come una faina, fiuto il business: se compro la maglietta e comincio a sventolarla mostrando di partecipare alla causa, avranno un occhio di riguardo. Scatta l'investimento: 5 €. La maglietta li vale tutti anche di per sé. Riprendo posto fra la calca con difficoltà, e comincio a sventolare. Niente. Bella quella, però è senza parafanghi, aspettiamo. Booo, quella è esagerata, poi è anche rossa come la mia nuova maglietta. "Questa bella bici rossa frenante la diamo solo a qualcuno che abbia comprato la maglietta rossa!" sentenzia Rita. Taaac, penso io. Sventolo con tutta la forza che ho in corpo (e ce n'ho, boia se ce n'ho). Rita mi guarda, ci intendiamo senza bisogno di parole. Si intromette un altro stronzo che era stato lungimirante come me. La bici viene assegnata a lui. "Ma come Rita! Ormai ci speravo!" Rita mi fissa con il suo sguardo ammaliatore. Sullo sfondo si staglia un prodigio della tecnica: linea aggressiva (prerogativa del marchio "Cinzia") ma che strizza l'occhio all'eleganza metropolitana, sellino ergonomico di ultima generazione, parafanghi, copricatena, ampio cestino, bianca come Moby Dick. "Base d'asta 1 euro!" ripete Rita per l'ennesima volta, e inizia il suo conteggio fino a 15 fra la folla urlante. Ma dentro di sé sa già a chi assegnare quel mezzo. "14", si dirige verso di me. Con voce suadente pronuncia quel "15" che mi apre le porte di tutta Bologna. Appena vado a ritirarla ho un sussulto al cuore: il freno davanti funziona, quello dietro è bloccato, proprio come nella bici degli ultimi 4 anni pisani. Ho trovato la degna erede.
Il passo successivo è l'acquisto della chiusura. Arrivo a casa e parcheggio nella corte interna: la notte la mia bici dovrebbe essere al sicuro, anche se sul basso cancello sembra ci sia scritto "scavalcami". Speriamo che duri.
1 commento:
Complimenti per la narrazione!
Ma insomma era una gara di giovanilismo, non un'asta! Ti portavi dietro Carlo (ormai leitmotiv dei commenti sul blog) vincevi dall'inizio, però non sarebbe andata a finire così poeticamente come poi è stato!
In bocca al lupo per la bici.
Ciao
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