I più importanti mezzi di informazione quasi non parlano d'altro in questi giorni, all'appello manca solo il punto del blogghe: eccoci qua. Le cose che stonano sono tante, nella filosofia del decreto (non parlo dei dettagli tecnici che non conosco, al contrario di molti), nelle proteste, nel dibattito. Andiamo con ordine.
Metodologicamente parlando, trovo profondamente scorretto mischiare le discussioni riguardo alle misure nei confronti della scuola elementare e delle università. Chi ascolta fa più fatica a capire, chi parla pure. Seguendo il dibattito parlamentare precedente all'approvazione del decreto, ho sentito un rappresentante del PD criticare i tagli all'università e un rappresentante del PDL rispondere che la sinistra avrebbe dovuto gioire per il decreto dato che veniva reintrodotto un elemento di uguaglianza sociale come il grembiule. Posto che sono perfettamente d'accordo con ciò (anzi, io lo estenderei minimo fino a tutta la scuola dell'obbligo), mi è parso di assistere ad un dialogo tra sordi (quest'espressione mi piace molto, la sto usando di frequente, che ne dite?).
Entriamo nel merito. Mi sfugge il nesso di causalità fra il proliferare di corsi di laurea con pochi iscritti, spesso addotto come evidenza della necessità di una riforma, e il taglio indiscriminato dei fondi per 1.4 G€ (per l'università). Lo stesso vale per l'eccessivo numero di bidelli nelle scuole primarie e secondarie (sì, lo so, ho appena mischiato le discussioni, ma in realtà questa frase mi serve per la gag che arriva tra poco). Le conseguenze più immediate di queste lacune non sarebbero l'introduzione di un numero minimo di iscritti per l'attivazione di un corso di laurea (evidentemente previa l'agevolazione dei cambi di corso di laurea, attualmente poco fluidi) e il blocco del turnover dei bidelli? Se anche il risparmio totale non raggiungesse il valore auspicato da Tremonti, sarebbero comunque risorse recuperate. Invece sembra più semplice impedire il ricambio generazionale della classe docente. Chi frequenta l'università sa quanto ciò sia drammatico: il contributo dei ricercatori e dei professori più giovani spesso è insostituibile. Forti perplessità anche per la transizione degli atenei in crisi economica a fondazioni private. Le difficoltà a garantire il diritto allo studio e l'obiettività della ricerca sarebbero evidenti.
Approfondiamo il discorso del diritto allo studio. Come studente non mi sento affatto rappresentato da chi vede leso il proprio diritto a "fare ricerca" a oltranza. Come diceva una ricercatrice (simpatica come il puzzo d'aringa, ma dalle idee limpide) a "Otto e mezzo" qualche sera fa (c'era anche il rettore di Pisa), la ricerca deve essere una professione "elitaria" (cito testualmente), con unico criterio di selezione l'eccellenza. Il contesto era un po' diverso, ma l'argomento rimane valido. Indi per cui diritto al dottorato (ben pagato) sì, ma solo se sfoi. E' necessario porre dei limiti ai posti: il diritto a "fare ricerca" non esiste di per sé. Detto questo, investire, investire e ancora investire nella ricerca pubblica.
Se non si fosse capito, non mi piace neanche la piega che sta prendendo la protesta. Rivedo gli stessi errori perpetui, che all'inizio del movimento stranamente latitavano. Innanzitutto le manifestazioni: bene le lezioni in piazza, bene le assemblee, bene i cortei. Ma caa c'entra occupare i primi due binari della stazione (a Bologna)? Ma caa c'entrano gli scontri con la Polizia (a Milano)? Questi gesti sono utili, sì, ma per screditare la protesta e per far pensare a chi assiste: "Peccato quelle che vanno di fori!" Quelli col megafono, poi: a loro è sufficiente gridare "Futuro", "Cazzo", "Brunetta" per sentirsi comandanti e cospiratori. Il qualunquismo regna laddove la cultura dovrebbe impedirlo. E le folle che li venerano e li legittimano sono colpevoli del poco credito di cui gode la nostra generazione.
Fino a qui non ho (quasi) parlato dei provvedimenti per le scuole elementari, e non voglio cominciare ora. Ma questa concedetemela: vergognosa la strumentalizzazione di chi porta bambini delle elementari in piazza. A 6 anni non scegli, non ne hai i mezzi. Però fai figura nei TG.
Mai come oggi trovo molto interessante la mia parte intollerante.
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