mercoledì 17 febbraio 2010

Perché vado poco al cinema (titolo aggiunto a posteriori) (cioè col culo)

La scorsa settimana sono tornato al cinema dopo un bel po' di tempo. Boh, c'era il seguito de "L'ultimo bacio", all'epoca m'era garbato, proviamo. Il film fa caà. E' uguale al predecessore, che però all'epoca m'era garbato. Forse mi ha deluso proprio l'uguaglianza stilistica, oppure il mancato scontro fra la leggera assenza di prospettive dei protagonisti e il disincanto della vita reale (dato che molti dei protagonisti sono già disincantati di per loro) che rendeva stimolante il predecessore. O, forse, all'epoca l'avevo sopravvalutato, obnubilato dalla trasgressione di gustarsi il capolavoro in notturna al cinema all'aperto a Paganico. Ero giovane.
Anche la canzoncina finale di Jovanotti fa caà. La semplicità è forza, ma alla lunga diventa vacuità stucchevole. "Dentro la mia testa ci sono più bestie che nella foresta!": queste so' canzoni! Mica veste caate vì deh!
Ma lo spunto per il post è venuto dai tre trailer (contro tre trailer) prima del film stesso: "Scusa ma ti voglio sposare" del giustamente snobbato Moccia, "Genitori & figli: agitare bene prima dell'uso" di Giovanni Veronesi (le cui commedie sentimentali hanno fatto dimenticare i fastosi esordi con "Il mio west" (forse il film più brutto mai visto da me in un cinema)) (ma poi ma che titolo di merda è "Genitori & figli: agitare bene prima dell'uso"!?) e "Mine vaganti" dell'acclamatissimo Ferzan Ozpetek. I tre trailer sono citati in ordine crescente del presunto ma socialmente condiviso livello culturale del regista. Peccato che dai trailer sembrino tre filmi uguali.
Nei trailer, infatti, non si bada minimamente all'intreccio, al registro narrativo, alla connotazione dei personaggi. Si assiste soltanto ad un'accozzaglia (anzi, tre accozzaglie che finiscono per fondersi in un unicum indistinto e aspecifico) di situazioni buffe (si badi bene, non "comiche", "buffe") che strappano le risate fragorose della platea. "Nooooo, ganzo! Quando esce va visto!" Ma che hai capito, demente!? Moccia fa film sentimentaloidi per 14enni (mi riferisco all'età cerebrale, quindi il target arriva fino ai 30-40 biologici), non sarà mica un film che fa ridere! Veronesi è nazionalpopolare, ma studia da regista impegnato (anche se, a giudicare dai risultati precedenti, è duro come i picconi), non sarà mica un film che fa ridere! Ozpetek fa sempre film pieni di gay e situazioni apertamente in contrasto con l'idea giurassica e clericale di famiglia, pertanto automaticamente intellettualmente di spessore (ma vaffanculo!, ndr), non sarà mica un film che fa ridere! Ma la platea è contenta così, andrà a vedere il film, riderà ancora a crepapelle delle 4 situazioni buffe presentate nel trailer (tanto ci saranno solo quelle, visto che tutto il resto del film sarà un autoreferenziale trattato di sociologia, fatto di personaggi complessi immersi in un quotidiano che rispecchia la società...) (ma rivaffanculo! ndr), solo che, un attimo prima del profluvio di sganasciamenti, avrà la prontezza di anticipare tutti con l'immancabile: "Ah, ora qui è ganzo!", mostrando di esistere in quanto sa già (una volta la condizione sufficiente per l'esistenza era il pensiero...).
E, a parte la polemica sull'astuzia dei trailer, desiderosi di catturare ovini paganti con un ammasso di ridancianerie, questo tipo di "buffità" (o "buffezza", o "buffitudine") non mi fa ridere per niente. Le situazioni buffe fanno ridere perché casuali, perché reali. Ma se un regista ci pensa 3 giorni e per farla assomigliare a una casualità, che casualità è? E che merito creativo ha il regista?
Basta vai, vo a letto.

1 commento:

Maurizio ha detto...

E' con sommo piacere che saluto il ritorno della redazione di questo blog!
Grazie Luca, anche di ricordarmi che tu guardi TV Talk!
Su Moccia & Co. hai saputo ritrare bene quello che io sintetizzo ed esterno mediante sbuffi e occhiatacce durante la visione di questi orrendi trailer!
A presto!