domenica 18 luglio 2010

Ripartono le storiche campagne del blogghe

Sì, obiettivamente c'è voluto un po' a maturarlo, in realtà è un'idea di cui in redazione si è spesso discusso, ma mancava un po' di materiale che validasse la teoria e che contribuisse a spiegarla. A dire la verità, il reperimento degli esempi non è stato poi così complicato: bastava che la redazione frucasse nei cassetti della memoria di gerryscottiana memoria (perlappunto) e nelle bacheche dei vostri profili fb.
La campagna che vuole lanciare oggi il blogghe va contro lo scempio a cui assistiamo ogni giorno: l'utilizzo scriteriato e degradante delle citazioni. Un titolo opportuno, sebbene non oltremodo illuminato, per questa campagna potrebbe essere "CITAzioni", dato che "l'arte di riportare parole dette, scritte o cantate in precedenza da altri, astraendone il significato dal contesto originale e inquadrandole in quello attuale senza travisarne il senso generale, al fine di spiegare, supportare o, semplicemente, asserire un concetto" (virgolettato avente valore di definizione) è oggi bistrattata da primati non umani ma, ahinoi, aventi diritto di parola. Per entrare nel dettaglio, serviamoci di alcuni esempi.
  • "L'essenziale è invisibile agli occhi" da "Il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry: stilema conciso, sacrosanto, poetico nella costruzione, insomma un candidato perfetto per una citazione. Troppo perfetto. Ormai sfocia nel dozzinale. Lo citano tutti. Un disastro. La banalità è il primo nemico della citazione atta a suscitare merevigliato interesse nell'ascoltatorebarralettore.
  • "I venticinque lettori" di Manzoniana memoria: il peccato di questa citazione è simile al punto precedente (probabilmente è l'introduzione più nota in assoluto), con l'aggravante della possibilità circoscritta di utilizzo. Stucchevole, infatti, risulterà quell'introduzione che riporterà questa falsa modestia (unica pecca del libro sacro "Teoria dei segnali" di Marco Luise, altresì perfetto).
  • "Se un uomo non è disposto a rischiare qualcosa per i suoi ideali, o i suoi ideali non valgono niente o non vale niente lui" di Ezra Pound: citare la frase più arcinota di Pound ti farà apparire più fascista? O forse ti farà apparire un fascista colto? Si trova su qualsiasi forum di ultras, le citazioni vere sono nascoste nei libri o nelle canzoni.
  • "Libertà non è star sopra un albero, libertà non è il volo di un moscone, libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione" Booo, cazzo, la sai te la curtura, eh! Sai anche a memoria le canzoni di Gaber, allora le sai tutte davvero deh! Putroppo la so anche io, che conosco 2-3 canzoni di Gaber e che non voglio fare l'alternativo, oltretutto colto, al contrario di te.
  • "Lentamente muore" di Pablo Neruda. Che immenso paio di coglioni! Non se ne pole più! Questo poveròmo unn'ha fatto artro che arrovellassi ir cervello tutta la vita e te sai artro che questa poesia che la sa anche ir maiale! Esistono miliardi di libri, miliardi di canzoni, milliaia di filmi: o studia un poino, deh!
Beh, crediamo di aver reso l'idea. Per fortuna all'interno della redazione possiamo vantare diversi esperti nel settore citazioni, quindi non corriamo di questi rischi. Gentili lettori, vi invitiamo a fornirci ulteriori esempi che avvalorino questa campagna, siamo certi che non avrete difficoltà a trovarne. La nostra attività continuerà indefessa, e prontamente segnaleremo ciò che ci verrà sottoposto.

Ah già, il mondiale. Partite ne abbiamo viste poche (la redazione lavora senza posa, mica come voiartri!), l'impressione generale è stata quella di un torneo canonicamente noioso fino ai quarti, con un ringalluzzimento nelle fasi decisive, terminato con una finale immancabilmente deleteria per gli organi spermatogeni. Gli spunti sono stati molti, ma ne vogliamo sottolineare solo due, uno prettamente agonistico, l'altro più di costume. Aldilà del risultato finale, questi campionati del mondo hanno sancito la vittoria morale della Germania, compagine che ha usufruito del tifo sfegatato di tutta la redazione dal momento in cui abbiamo letto la formazione titolare (e la panchina) per la prima volta. Se si escludono un paio, massimo 3 eccezioni, tutti avevano meno di 26 anni, molti meno di 23, alcuni 20. E gioavano tutti sodo a pallone con un senso logico, con sicurezza tattica e con capacità tecnica! Uno spettacolo! Per quanto riguarda lo spunto extraagonistico, una denuncia contro il florilegio di inutili blog nati per spiegarci gli aspetti più multisfacettati (si legga le peggio cazzate) di questi mondiali sui siti dei principali quotidiani non solo sportivi. Blog di pochi post, e quei pochi di scarsissimo interesse e di nessuna originalità, sebbene l'originalità fosse ciò per cui erano nati (fornire analisi da punti di vista insoliti). Lo stesso dicasi degli approfondimenti etnosociologici dei cronisti pallonari RAI, ritrovatisi inaspettatamente senza un cazzo da fare in Sudafrica dopo la dipartita della rappresentativa azzurra (qualsiasi paragone con i cugini teutonici sarebbe insostenibilmente crudele).

Ultimo cenno
: non ci sono commenti nel merito dell'iniziativa, a dir poco sacrosanta, ma consentiteci una citazione (nella sua accezione più corretta) goliardica ma non per questo denigratoria: "OSTERIA NUMERO VENTIIIIIIIII..."

sabato 5 giugno 2010

Lo giuro, ne parlo solo all'inizio!

La redazione all'unanimità (come sempre, del resto) aveva deciso di non parlare più di calcio nei prossimi post (per un po'), ma la notizia che ha suscitato tanta ilarità nelle lunghe e grigie riunioni editoriali merita almeno un accenno: capitan Cannavaro ha firmato un biennale con l'Al Ahly, squadra dell'eccessivo emirato di Dubai. Lol è poco, neanche rotfl forse è sufficiente. Rivendichiamo lo Special One, Battisti, Mina, Bjorn Borg & co.
Eppoi un altro piccolo omaggio al nostro condottiero: riportiamo testualmente da gazzetta.it:
"‘Sono a Berlino, nel tuo stadio’
‘Com' è il Bayern, mister?’
‘Vinciamo 2-0’
Scambio di sms tra José Mourinho e Marco Materazzi, come mostrato dal vivo dal giocatore ad Andrea Elefante, giornalista della Gazzetta. Mourinho era andato all’Olympiastadion di Berlino una settimana prima della finale di Champions, per osservare il Bayern nella finale di Coppa di Germania."
Conoscevamo le sue doti, dopo gli ultimi due post saranno chiari a tutti i poteri divinatori del nostro ex condottiero. (Al Ahly, ma te ne rendi conto!?) Buona fortuna mister.

Basta, davvero.

L'argomento centrale del nuovo post (sappiamo che siete lì trepidanti da circa una settimana) è un panegirico compensativo (o compensatorio) (o compensato) a un cantautore sottovalutato dalla scena pop italiana. Un genio, un artista del significante che si sublima nel significato. Chi di noi non ha pensato "chi è quel demente col vestito elegante che balla (?) da cretino sulla base di quel suo tormentone che suggerisce, sagace, l'arrivo dell'Estate 2003?"? Ci sbagliavamo. Dopo un lungo percorso come frontman dei Denovo, band di culto della New Wave italiana targata anni '80 (su per giù c'è scritto così su Wikipedia), nei primi anni '90 Mario Venuti irrompe come solista sulla scena pop italiana con un primo album dalle sonorità brasilianeggianti. Dopo un secondo album di formazione, arriva il grande successo di pubblico della hit "Mai come ieri" (se non l'avesse cantata con Carmen Consoli, voglio vedè chi lo stracaava di pezza). Infatti, da lì in poi, la gente continuerà ad osannare la cantantessa (riguardatevi la storia recente di questo spazio) e a sbattersene i coglioni del poro Mario. Il successo vero arriva solo nel 2003, appunto. Ma da qui in poi la storia la sapete (arméno vesta, deh).
Vocalmente non troppo dotato, Mario si distingue, secondo la redazione, per la capacità di affrontare argomenti di ogni genere con un linguaggio morbido, luminoso, allusivo. A dire il vero, le idee libertine (si pensi all'elogio del tradimento "Nella fattispecie"), sono piuttosto lontane da quelle della redazione, ma il modo verboso e ricamato di esporle è quanto di più affine ai nostri gusti possa esistere ("Estendere la vita circoscritta all'anulare ha controindicazioni nel sociale", che ve lo diciamo a fa). La polemica osservazione della società di "Addio alle armi", la delicatezza nella descrizione del difficile amore del figlio gay nei confronti del padre poco accondiscendente (zipilla di elementi autobiografici, credo) di "La verità dei limoni", sono solo due esempi delle vette letterarie raggiunte dal buon Venuti (non a caso ho scelto due capolavori dissimili nel contenuto, ad evidenziare l'ampiezza picco-picco del segnale della sua maestria).
Se a questo uniamo alcune analisi psicologiche raffinate che non possono non colpirici nell'individuale ("Quanto tempo abbiamo perso inutilmente, seguendo dei percorsi inevitabili" è il riassunto perfetto di circa 3 anni della mia vita, ma il lettore può trovarne di proprie) abbiamo il quadro completo di un ricchissimo cantautore.

Bene, detto ciò, un paio di cazzate.
Video n. 1: per la redazione è duro da digerire, ma è impeccabile sotto molti aspetti. In più fa sdraià dalle risate.
Video n. 2: fa sdraià dalle risate e basta, non c'è niente da dire. Se non il consiglio di sfogliare i video correlati. 10 minuti boni di risaie.

E tra poco... giapponese! (Tra poco una sega: Gianni ha prenotato per le 21.30 e so le 18.26) Alla faccia di chi non ci vole venì!

domenica 30 maggio 2010

Cronaca di una vittoria annunciata

Sotto sotto ci credevamo, sapevamo di essere più forti. Dopo tutto loro erano arrivati lì con un goal in fuorigioco di 1 m per battere la Fiorentina, con un quarto di finale ripreso per i capelli in una strana partita all'Old Trafford dal sapore dolciastro di vendetta (lettore, se non cogli il riferimento la tua cultura calcistica è da rivedere), con una semifinale troppo facile contro un Lione in perenne smantellamento e in disarmo. Anche noi eravamo stati aiutati dagli arbitri, anche noi avevamo avuto un turno agevole (nei quarti), ma eravamo più forti. Intorno alla partita c'era un senso di attesa più che di tensione. Era difficile rendersene conto sabato 22 maggio intorno alle 20, ma è stato tutto evidente al triplice fischio dell'impeccabile quanto nerboruto arbitro Webb. Sì, siamo campioni d'Europa, oltre che d'Italia e del Nonno!
Ragionandoci a mente fredda, l'Inter è la squadra che ha meritato di più la vittoria in questa Cèmpionz. Infatti, (quasi) nessuno si permette di ricordare che il Barcellona dei miracoli targato Guardiola ed Eto'o (non certo Ibra) (rotfl) (gratitudine eh, per carità, comunque rotfl) del 2009 ha superato il Cèlzi in semifinale grazie ad un arbitraggio discutibile (si legga allucinato) di Ovrebo (ineluttabilità delle teorie di Vico o cecità dei dirigenti UEFA?) e ad un jolly pescato da Iniesta quando Abramovich aveva ormai prenotato il volo per Roma. Giustamente non viene ricordato, perché trascurabile rispetto alla meraviglia della perfezione blaugrana. Ecco, lo stesso si può dire per questo trionfo nerazzurro e per gli episodi favorevoli contro il poro Cèlzi e gli stessi catalani. Alla fine è sembrato quasi logico, quasi giusto che l'Inter abbia vinto.
Viverla a Madrid sarebbe stato un sogno (un po' caro come sogno, a dire la verità), ma anche lo spettacolo di pubblico offerto dalla MaccARena di via Mozambico, gremita in ogni ordine di posti, non è stato niente male.
La partita l'avete vista tutti: 10 promettentissimi minuti all'inizio, con un centrocampo aggressivo pronto a bloccare le ripartenze bavaresi e lesto nell'innescare le bocche da fuoco, seguiti da un leggero arretramento del baricentro culminato nel capolavoro dell'1-0. Per la descrizione del goal si veda il Manuale del Contropiede, pagina 28. MaccARena in tripudio, needless to say. Il resto è stato una sinfonia del catenaccio, resa ancora più maestosa dall'uscita bassa di Julio Cesar su Mueller nell'unico rischio corso dalla nostra porta. Il 2-0 è un inno all'implacabilità di un centravanti che ha sublimato la sua stagione monstre con i 4 goal decisivi per le 3 competizioni vinte. A dire la verità, è anche un inno all'inadeguatezza della coppia centrale del Bayern.
La redazione ha deciso all'unanimità di non tributare ringraziamenti particolari a nessuno , ma di riunire sotto un unico immenso GRAZIE tutti i tesserati dell'F.C. Internazionale dell'anno 2009/2010.
Lo strascico di polemiche per l'addio di Mou dopo quest'annata irripetibile non riguarda più di tanto noi tifosi. Lui ci ha dato tutto. Mancano solo le briciole, chiunque ormai sarebbe in grado di raccoglierle. Da sempre la redazione sostiene chi abbandona quando è al massimo. Tanto di più è impossibile. L'alternativa è fare come chi, dopo aver dato tutto in 15 anni di carriera di livello europeo sempre al top, va ad elemosinare la chiusura della carriera nella sua città natale. E' ovvio che il Napoli non ti voglia Fabio! (E le parole della redazione non sono dettate dai due anni catastrofici in cui quel gobbo di merda ha vestito la maglia della Beneamata.) (Giammai.)
Un piccolo omaggio per la partenza. Risale a più di un anno fa. Eravamo appena stati eliminati dalla Cèmpionz in modo netto e ineccepibile da un non irresistibile ManUtd. In molti (redazione compresa) ti avevano preso per matto. Grazie. (L'omaggio era il video in cui Mou diceva "Ora so cosa dobbiamo fare per vincere la Champions", o qualcosa di molto simile. Ma dopo una lunga ricerca la redazione non l'ha trovato; se ci riuscite comunicatelo alla redazione, verrete ringraziati pubblicamente in seguito alla pubblicazione).

Il post che la redazione pensava di scrivere non aveva niente a che fare con il calcio (si noti l'artifizio retorico atto a creare suspence attorno al prossimo post, oltre che a riportare all'ovile i lettori e/o le lettrici stuccati dagli ultimi post a sfondo pallonaro), ma tutto questo era necessario.

domenica 9 maggio 2010

Eh no, caro Maurizio, non aspetterò la finale per scrivere! Aspettavo solo un pomeriggio tranquillo come questo per tirà duottré cazzate!
Sulla finale che devo dire: cazzo, ho visto l'Inter dominare (andata) e disinnescare (ritorno) il Barcellona con sicurezza e autorevolezza, non chiedo nient'altro a questa splendida stagione. Ha straragione Mou quando dice che non importa se l'Inter vince o no la Coppa, l'importante è che è diventata una grande del calcio europeo, in grado di giocarsela a viso aperto con tutti, Barcellona compreso. Non è un modo di mettere le mani avanti, è il nodo della questione. Il ritorno col Barcellona è stato imbarazzante, soprattutto nel secondo tempo, ma dopo l'espulsione (ineccepibile) di un Thiago Motta al solito troppo nervoso e con il cronometro che scorreva non si poteva chiedere altro. L'organizzazione difensiva però è stata impeccabile.
Alla fine del primo tempo Lucia si è addormentata, quindi, per non svegliarla, ho seguito la partita immobile e in silenzio. All'85' ho cominciato a sentire distintamente i battiti del cuore, la frequenza aumentava, era tanto che non sentivo quella tensione per l'Inter. Il silenzio intorno a me è stato fondamentale quando mi ha permesso di sentire il fischio dell'arbitro che interrompeva l'azione del possibile goal del 2-0 (i nostri difensori, tra l'altro, si sono fermati abbondantemente prima della battuta a rete di Bojan), evitandomi l'infarto che il Macca ha avuto sugli spalti del Camp Nou. Tanta goduria per quel manfruito di Ibra (mah, la foto, per quanto sembri eloquente, secondo me può avere mille spiegazioni, eppoi, in fondo sono cazzi suoi) (bella gag). Massima gratitudine per quello che ha fatto negli anni scorsi, ma anche massima letizia nell'averlo fatto ricredere su quale fosse la piazza migliore per tentare l'assalto alla Coppa dalle Grandi Orecchie.
Un applauso particolare allo Special One, che è riuscito a costruire una squadra vera più con la psicologia che con la tattica, a dire il vero. Però, e mi duole, non se ne può più di tutte le polemiche e frecciatine varie. E' colpa anche di queste cose se poi si assiste a partite vergognose come la finale di Coppa Italia. Questa coppa ha ormai un valore risibile, ma è ascesa alla ribalta solo perché, per caso, la finale si disputava fra Inter e Roma e, soprattutto, dopo la farsa dell'Olimpico di pochi giorni prima. Ecco perché è stata montata a più livelli per tre giorni una tensione generale che è sfociata nella caccia all'uomo di mercoledì sera. C'erano 5 espulsioni nette (Mexes, Burdisso, Totti (prima del calcio a Balotelli), Taddei), ma non è questo il punto: quello che disgusta è la condotta di gara della Roma, il nervosismo, le zampate, i cazzotti addirittura. Sicuramente gli interisti avranno provocato, eh, anche se noi telespettatori non lo possiamo dire. Ma la pedata di Burdisso a Sneijder dopo 40 secondi (!) lascia pensare che le provocazioni non siano state la scintilla: non ce ne sarebbe stato il tempo! In tutto questo voglio conferire la menzione d'onore a Ranieri, che (quasi) mai si fa trascinare nella polemica becera e gratuita che caratterizza, velenosa, il nostro calcio e di cui, ahimé, il nostro allenatore è il principale attore.

Finita la digressione calcistica (anzi no, beccatevi questa (si è perso il senso della realtà)), un consiglio per il prossimo anno: la Mostra dell'Artigianato a Firenze. La redazione c'è andata il 25 Aprile con un gruppetto eterogeneo grossetano-valdelsano-montefiasconano. La partenza parzialmente scettica ("sì, va bene, andiamoci, almeno si fa qualcosa di diverso") si è rapidamente evoluta in un ritorno decisamente entusiasta ("Boia deh, maiala spacca, bella esagerata!"). Ganza davvero. Un sacco di robina da vedere, artigianato italiano e internazionale, di valore e non, culinario e decorativo. Andateci.

Ci stiamo facendo brutta pubblicità. Non è esprimendo questi concetti di dubbio valore scientifico che recupereremo consensi. Ammettiamo le nostre colpe! Non diamo adito a chi ci addita come pedofili e oscurantisti (pericolosa accoppiata) continuando a nasconderci dietro argomentazioni risibili come queste. La pedofilia esiste nella Chiesa come al di fuori. Isolando i colpevoli e consegnandoli alla giustizia terrena (come ci invita a fare Gesù stesso) nessuno potrà più identificarci come una minaccia per i pargoli. Perché emergerà l'esercito di sacerdoti seri e capaci di cui disponiamo. E che ora sono costretti a provare imbarazzo per tutta la categoria.

Meno male che c'è qualche industriale illuminato che dimostra empiricamente non solo la sostenibilità ma l'efficienza di una razionalizzazione del lavoro in base al lavoratore! Noi a E.S.Tech l'abbiamo capito da tempo, ma noi siamo pochi. Questi so tanti, eppure il risultato non cambia. La scalabilità del fenomeno risulta, pertanto, dimostrata. E' facile: se c'è collaborazione e non contrapposizione fra dirigenza e operai, a parità di ore di lavoro la produzione aumenta, perché aumenta la produttività in virtù di un'aumentata serenità del lavoratore. Banale.

Infine, lasciatemi esprimere la più viva preoccupazione per le catastrofiche previsioni sul futuro della più alta opera di ingegneria mai concepita: la banana! Sapore ottimo, qualità nutritive eccelse (spicca la ricchezza di potassio, una mansanta per i muscoli affaticati), praticità di trasporto e di sbucciatura anche senza utensili di sorta, impossibiltà di sporcarsi. Eppure il suo destino è a rischio. Leggete e unitevi a me nella preghiera perché queste congetture restino tali. E rilanciate la nostra campagna "OGM? Au, avoglia!"

domenica 11 aprile 2010

Frammentariamente

Alla Cooppona vicino alla stazione ci devano avè un CD solo da mettere mentre la gente fa la spesa. Il dubbio m'è venuto dato che, le ultime 3 volte che ci sono andato, ho sempre sentito la solita, scintillante canzone (Albe gradirà). D'accordo, è nella top 5 del decennio, però, deh...

"Buongiorno, sono Tiberi di E.S.Tech, la chiamo per avere delle informazioni a riguardo di un vostro prodotto, un attuatore lineare" "Guardi, mi dispiace ma non credo che saremo in grado di soddisfare le sue richieste visto che stiamo per chiudere." Silenzio di uno - due secondi. Per me sono stati uno - due anni. "Sa, questa crisi ci ha travolto, gli ordini sono crollati e adesso dobbiamo chiudere." Peso. Le uniche parole che riesco a sussurare sono "Mi Dispiace". C'è mancato poco che mi mettessi a piangere. Quando ho abbassato il telefono tutti i miei colleghi mi stavano guardando interrogativi, chissà che ghigna devo aver avuto. That God taxi driver.

Ora che Lucia ha capito (da sola!) e che mi ha promesso e si è ripromessa di usarli con parsimonia, finalmente posso lanciare questa campagna: "... una sega!" Perché devo leggere in continuazione su Facebook, Messenger, mail, sms frasi che, senza motivo alcuno, finiscono e/o cominciano coi puntini di sospensione! Questo bistrattato segno di interpunzione ha una funzione ben precisa nella lingua italiana (ah già, ma voi scrivete in urdu, quindi non siete soggetti alle regole della grammatica italiana), ossia quella di indicare una pausa narrativa atta all'attrazione dell'attenzione e alla creazione di suspence in attesa della spannung (o dell'acmè, per chi non conosce il tedesco) (citerei le barzellette e i motti del Querci come luminoso esempio di applicazione, "Gratisse... Gratisse è morto in Libia ner '15!") (da cui la "sospensione", per l'appunto), oppure per sottintendere maliziosamente qualcosa. "Buonanotte..." Beh!? A parte la tristezza di scrivere "Buonanotte" su Facebook (i lettori più fedeli ricorderanno il j'accuse di un annetto fa), ma cosa mi sottintendi con quei 3 puntini? "Pasquetta 2010..." Ma perché, cosa pensi che io debba immaginare vedendo la foto di te che mangi un panino col salcicciolo in campagna? Per finire le frasi senza dare connotazioni particolari c'è, tanto bello, il segno di interpunzione forte ".". Adopriamolo! Anche il tuo strano idioma ne trarrà giovamento. Riuscirai meglio a comunicare, avendo a disposizione un fondamentale strumento linguistico che, attualmente, è neutrale come la Svizzera.

"Modifica al Ddl sul biotestamento: la nutrizione può essere sospesa": così titolava un (bel) po' di giorni fa una pagina di corriere.it. Dopo le prime righe capisco subito che c'è l'inculata. "La commissione Affari sociali della Camera ha approvato un emendamento del relatore, Domenico di Virgilio (Pdl), che stabilisce che alimentazione e idratazione non possono mai essere sospese «a eccezione dei casi nei quali risultino non più efficaci nel fornire i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo»" In pratica si vieta l'accanimento terapeutico. Che novità! E chissà quanto c'hanno pensato! "Le deputate del Pdl Melania De Nichilo Rizzoli e Alessandra Mussolini sono uscite per protesta al momento del voto." Ne deduco che, se un medico vede che un paziente non riesce ad assimilare il nutrimento fornito, secondo queste due menti brillanti, dovrebbe continuare ad ingozzarlo via sondino nasogastrico. Forse per farci il foie gras. E si indignano anche del fatto che ci siano persone che la pensano diversamente. Meno male che ci ha pensato Marino a evidenziare quest'ovvietà. Mi sta sempre più simpatico, mi pento di non aver votato alle primarie. Cattolico serio (il volantino per le primarie si apriva con una citazione evangelica), laicista, pacato, ha scelto il verde e il viola per la sua campagna elettorale (verde e viola sono i colori sociali di E.S.Tech srl, ndr).

Siamo in semifinale di Cèmpionz. La Roma ci ha appena sorpassato in campionato, ma siamo in semifinale di Cempionz. Giocheremo col Barcellona, ma siamo in semifinale di Cèmpionz. Messi ne sta a fa due a partita, ma siamo in semifinale di Cèmpionz. Magari ci buttano fori, ma siamo in semifinale di Cèmpionz. E poi credo che non avranno vita facile. Ci danno tutti per spacciati, ma noi lotteremo. Stanno cercando ti tirarci dentro la loro merda, ma le nostre intercettazioni confermano la nostra pulizia, la differenza fra noi e loro. L'intercettazione tra Facchetti e Bergamo dimostra la nostra correttezza. Anche a me sembra strano che tutti inculassero e l'Inter no, ma quello che ho visto e sentito finora ci scagiona completamente. E siamo in semifinale di Cèmpionz, dopo aver battuto il Cèlzi du volte e dopo un quarto di finale a senso unico con una squadra abbastanza scarsa. Ma era scarso anche il Fulham.

Infine, in breve, un cenno alla sorpresa più gradita, inattesa e meglio organizzata del secolo: sabato 27 marzo, giorno del mio compleanno (non il 5 aprile, come avevo scritto su fb per condurre il mio "esperimento sociale", di cui parlerò in un futuro prossimo), ero a Grosseto. Visto che Lucia compie gli anni pochi giorni prima di me, avevamo deciso, di comune accordo, di cenare insieme in un ristorante di persone di sua conoscenza. Nessuno mi aveva fatto gli auguri durante il giorno (tranne Gianni, che te lo dico a fa). Si arriva al "Peccato di Ciacco", la padrona ci accoglie sulla porta e ci fa: "Vi ho lasciato un tavolo appartato nell'altra saletta, vi ho messo anche la candela!" Che gentile. Arriviamo nell'altra saletta e... tavolata di 18 persone, mega applauso, Albe pronto a fare le foto con il cannone di Robertina. E che cena poi! Bona esagerata! Grazie a tutti, soprattutto a te!

sabato 6 marzo 2010

Innanzitutto, il cambio del sottotitolo del blogghe, che non sarà sfuggito ai più attenti. La Torre degli Asinelli è un ricordo, andava cambiato. Trovo che questa citazione sintetizzi lo spirito polemico del blogghe e della redazione. Si è reso necessario aggiungere una parentesi, dato che il brano (che non credo ci sia bisogno di specificare) ha già compiuto il quindicesimo anno di età.
Sebbene si parli del 6 febbraio scorso, è opportuno descrivere la trasferta a Firenze per il concerto di Carmen Consoli al teatro Verdi (mica seghe, un si frigge mia oll'acqua). Sulla Fiesta c'era la redazione al completo, oltre a Lucia, la Paiolo ed un personaggio quantomeno folcloristico, amica della Paiolo ma conterranea della redazione (cioè, conterranea, sta a una cinquantina di km da Grosseto city, profonda montagna). Mi ricorda giusto giusto Lucia che si chiama Samuela.
Viaggio tranquillo, parcheggio a Paganico (e salato poi) in piazza Beccaria e poi a giro a caso a cercare il teatro, che, secondo i miei calcoli, non doveva esse lontano. Come ci conferma il magico Lungo, che troviamo immerso nella nightlife gigliata, per l'happy hour in uno dei locali più potta di Santa Croce. Visto che siamo partiti con buon anticipo (come da tradizione), c'è il tempo di mangiare un kebabbino in un postaccio dove ci mettono a sedere in un tavolo senza manco i tovaglioli. Il kebab pizzicava arrabbiato, sicché ci siamo dovuti rifare la bocca alla fiera del cioccolato in piazza Santa Croce. Boia deh, m'è toccato dà il borsello a Lucia perché sinnò ci finivo la tredicesima. Ci siamo limitati a due cremini di gusti assortiti a testa. Costati su per giù mezza tredicesima, ma aiutami a dì boni, deh!
E poi siamo andati al teatro. I concerti a teatro sono tutto un altro discorso. L'ambiente, l'acustica, la giusta distanza dalla massa (eravamo in un palco, mica nella platea). Alla redazione ai concerti gli ci garba d'ascoltà la musica, no di ballettà e di saltà. Prima di Carmen ha cantato un ragazzotto giovane e sconosciuto. Ha fatto quattro canzoni, niente di stratosferico, ma più che dignitoso, quantomeno originale, una voce preziosa. O, dopo la prima canzone, non ti parte un ebete a tutto foo: "Si vole Carmen!" Come si dice a Pari, l'orzo un'è fatto pé ciuchi. Ma sei a teatro (no nelle bettole popolate di anziani avvodkazzati e signorine di labile moralità che sei abituato a frequentare), c'è un ragazzo giovane e bravo che canta 10 minuti, o non gli rompe i coglioni, o fallo cantà anche se un ti garba! (Certo, il giudizio qualitativo richiederebbe quantomeno l'ascolto)
Poi comincia il concerto, sul quale non intendo dilungarmi: variopinto, elegante, espressivo, ricco. Voto 9. Peccato per le 3 o 4 gallinacce che, durante il concerto, a caso, partivano urlando: "Brava Carmen!". Il concerto al Saschall era la sera prima, devi esserti sbagliata, qui siamo a teatro. Io qui voglio ascoltare uno dei talenti più cristallini degli ultimi 20 anni, non te che berci. Ma non c'è il Daspo per la gente che va a teatro?
Chiudo con una nota nostalgica: dirigendosi verso la macchina per ripartire, soddisfatto, verso Siena, mi fa sete. Trovo un pachistano aperto fino a dopo mezzanotte (belli i mi tempi a Bologna), entro per una prosaica bottiglietta d'acqua (però leggermente frizzante (nel weekend la trasgressione è un must)) e mi si para davanti il sogno di ciascun universitario, specialmente di ingegneria: 4 americane 4, bionde, prosperose e gnude che si comprano 1 litro di leggerezza a basso costo sottoforma di un cartone di Tavernello bianco. Mi stavo per commuovere.

Segnalazione d'obbligo per il buon
Odd-Bjoern Hjelmeset. Eh, i ritiri so brutti sì. Eroe (cfr Napoli).

sabato 27 febbraio 2010

Inter - Chelsea (o, almeno, come l'ho vista io)

Se è vero che la fantasia salvaluomo e che la fantasia è libertà, è vero anche che non dovrebbe essere lo strumento di base utilizzato dai giornalisti sportivi italiani per la descrizione delle partite. Un conto sono i commenti tecnici, un conto la cronaca (anche se l'orizzonte è diventato nebbioso e sfumato). Se poi proprio la vuoi commentare, almeno non scrive le cazzate. Tanto, comunque, ci pensano i commentatori.
Io vi dico come l'ho vista io. Ovviamente non farò la cronaca, ma un commento tecnico.
Partiamo dal presupposto che è successa una cosa epocale: l'Inter ha vinto una partita di cèmpionz contro una grande del calcio europeo. Epocale sia perché l'Inter è l'Inter (4 anni e mezzo di dominio nazionale assoluto non possono cancellare di botto quasi 20 anni di prese per il culo), sia perché l'Inter è una squadra italiana che ha battuto la più forte squadra inglese (non lo dico con intento patriottico, giammai, piuttosto con intento statistico). Ora parleremo del modo, ma il risultato è di per sé rimarcabile.
La partita.
C'era almeno un rigore grosso come una casa per il Chelsea per l'intervento di Samuel su Kalou. Qualcuno rammenta una trattenuta di Motta (inguardabile, non l'ha mai vista) su Ivanovic (gran bel terzino, difende e spinge): un me la ricordo, può darsi, senz'altro sarà stato rigore.
La prima mezzora del primo tempo è stato un incubo e un déja vu allo stesso tempo: c'hanno messo ai paletti, c'hanno stiacciato. Perché i giornalisti, il giorno dopo, non se lo ricordano o, al massimo, parlano di supremazia territoriale dei blues? Mah nini, io ho avuto un caaccio... se per voi era supremazia territoriale, meglio così (penso comunque di aver visto meglio io).
Nella prima mezzora, però, c'è stato anche un episodio sublime: azione verticale Motta-Sneijder-Monte dei Paschi, dribbling secco sul Fedifrago, (detto anche "L'amico che tutti vorrebbero avere") e 1-0. Il nuovo soprannome del Principe deriva dal vecchio detto: "Darla a lui è come metterla in banca". Fa salire la squadra come Kenneth Andersson, crea spazi come Iaquinta, purga come Inzaghi. Perfetto. Ancora scusa per i miei dubbi estivi.
Nell'ultimo quarto d'ora ci siamo un po' ripresi e da lì in poi la sfida è stata quasi pari. Alla fine anche noi abbiamo avuto le nostre occasioni, Eto'o l'ha sbagliato bello (ma non posso criticare una punta che corre come una belva, è un leader, gioca con il piglio giusto, gioca per la squadra e, soprattutto, è uno che di cémpionz se ne intende (cosa che ci mancava come il pane, hai voglia a dì)), Maicon non è entrato in porta col pallone per via di uno stop venuto male.
Nel secondo tempo, le cose sono migliorate ancora con l'inserimento di Balotelli. Secondo me, non tanto per il talento di TurboMario, quanto per la grande idea dello Special One: mettere un giocatore largo a destra a puntare Malouda. Già, Malouda. Quello che 3 anni e mezzo fa conquistò il rigore che portò in vantaggio la Francia nella finale di Berlino. Già, perché il suo ruolo naturale è quello di mezzapunta o ala sinistra. Ma stasera gioca terzino sinistro, a causa degli infortuni di Cole e Zhirkov. Ruolo per lui inedito, o, forse, quasi. Non è certo un giocatore di copertura. Cazzo, Mou è un genio. Peccato che Malouda giocava in quella posizione da almeno un'ora. Non ci se ne poteva accorgere prima? La redazione se n'era accorta prima ancora del fischio d'inizio. Che poi non c'era mica bisogno di mettere Balotelli (che di sicuro non farà l'ala da grande). Abbiamo la fortuna di annoverare nelle nostre file quello che è quasi universalmente riconosciuto come il miglior terzino destro del mondo, tale Maicon Douglas Sisenando. Ci voleva tanto a dirgli di puntare Malouda fisso? Invece no, noi si vole sfondà al centro. Comunque, da quando hanno detto ha Maicon che è forte, lui si sente autorizzato a non cercare il cross (come dovrebbe fare un terzino della sua caratura) (tra l'altro in area ci sareberro il Principe e il Leone ad attenderlo a braccia aperte, e poco fuori ci sarebbe Wes pronto a raccogliere l'eventuale respinta corta) (non ci sarebbe difesa che tenga), ma il tiro, accentrandosi tutte le sante volte. Contenti voi... Comunque, in mezzora Balotelli ha puntato Malouda 3 volte, risultato: un cross e due falli del nostro. Avendo cominciato dall'inizio della partita a fa questo ruzzino, Malouda a mala pena finiva il primo tempo: o lo buttava fori a lo cavava il sor Carletto (e voglio vedé chi ci metteva, se gli manca uno ci posso andà io) (tra l'altro sarebbe il mi ruolo naturale).
Ora un po' di polemica con i giornalisti.
Questa storia di Malouda è paradossale. Innanzitutto, tutti ad esaltare Ancelotti per la grande idea: voleva tener basso Maicon inserendo un'ala al posto di un terzino. O, ma uno che avesse detto le cose come stanno: c'era artro che lui. Belletti ancora non è a posto fisicamente, e poi è un terzino destro. Quindi, nessuna alternativa a Cole e Zhirkov. Poi tutti ad esaltare Mou, che ha rischiato inserendo anche Balotelli (questo glielo riconosce anche la redazione, la mentalità di cercare di arrotondare il 2-1, seppur rischiando, è giusta). Ma nessuno che chieda spiegazioni per il ritardo. E nessuno che parli della prima mezzora.
La chiusura va di diritto alla cattiveria agonistica del Cuchu in occasione del goal decisivo: che grinta, che rabbia, che capacità tecnica, che sagacia tattica, che immense palle cubiche ha il nostro futuro capitano! Purtroppo per lui, il giorno del passaggio di consegne è verosimilmente lontano: finche il Tractor continua a fare il tractor (e pare averne intenzione ancora a lungo) si deve accontentare dei gradi di idolo assoluto.

mercoledì 17 febbraio 2010

Perché vado poco al cinema (titolo aggiunto a posteriori) (cioè col culo)

La scorsa settimana sono tornato al cinema dopo un bel po' di tempo. Boh, c'era il seguito de "L'ultimo bacio", all'epoca m'era garbato, proviamo. Il film fa caà. E' uguale al predecessore, che però all'epoca m'era garbato. Forse mi ha deluso proprio l'uguaglianza stilistica, oppure il mancato scontro fra la leggera assenza di prospettive dei protagonisti e il disincanto della vita reale (dato che molti dei protagonisti sono già disincantati di per loro) che rendeva stimolante il predecessore. O, forse, all'epoca l'avevo sopravvalutato, obnubilato dalla trasgressione di gustarsi il capolavoro in notturna al cinema all'aperto a Paganico. Ero giovane.
Anche la canzoncina finale di Jovanotti fa caà. La semplicità è forza, ma alla lunga diventa vacuità stucchevole. "Dentro la mia testa ci sono più bestie che nella foresta!": queste so' canzoni! Mica veste caate vì deh!
Ma lo spunto per il post è venuto dai tre trailer (contro tre trailer) prima del film stesso: "Scusa ma ti voglio sposare" del giustamente snobbato Moccia, "Genitori & figli: agitare bene prima dell'uso" di Giovanni Veronesi (le cui commedie sentimentali hanno fatto dimenticare i fastosi esordi con "Il mio west" (forse il film più brutto mai visto da me in un cinema)) (ma poi ma che titolo di merda è "Genitori & figli: agitare bene prima dell'uso"!?) e "Mine vaganti" dell'acclamatissimo Ferzan Ozpetek. I tre trailer sono citati in ordine crescente del presunto ma socialmente condiviso livello culturale del regista. Peccato che dai trailer sembrino tre filmi uguali.
Nei trailer, infatti, non si bada minimamente all'intreccio, al registro narrativo, alla connotazione dei personaggi. Si assiste soltanto ad un'accozzaglia (anzi, tre accozzaglie che finiscono per fondersi in un unicum indistinto e aspecifico) di situazioni buffe (si badi bene, non "comiche", "buffe") che strappano le risate fragorose della platea. "Nooooo, ganzo! Quando esce va visto!" Ma che hai capito, demente!? Moccia fa film sentimentaloidi per 14enni (mi riferisco all'età cerebrale, quindi il target arriva fino ai 30-40 biologici), non sarà mica un film che fa ridere! Veronesi è nazionalpopolare, ma studia da regista impegnato (anche se, a giudicare dai risultati precedenti, è duro come i picconi), non sarà mica un film che fa ridere! Ozpetek fa sempre film pieni di gay e situazioni apertamente in contrasto con l'idea giurassica e clericale di famiglia, pertanto automaticamente intellettualmente di spessore (ma vaffanculo!, ndr), non sarà mica un film che fa ridere! Ma la platea è contenta così, andrà a vedere il film, riderà ancora a crepapelle delle 4 situazioni buffe presentate nel trailer (tanto ci saranno solo quelle, visto che tutto il resto del film sarà un autoreferenziale trattato di sociologia, fatto di personaggi complessi immersi in un quotidiano che rispecchia la società...) (ma rivaffanculo! ndr), solo che, un attimo prima del profluvio di sganasciamenti, avrà la prontezza di anticipare tutti con l'immancabile: "Ah, ora qui è ganzo!", mostrando di esistere in quanto sa già (una volta la condizione sufficiente per l'esistenza era il pensiero...).
E, a parte la polemica sull'astuzia dei trailer, desiderosi di catturare ovini paganti con un ammasso di ridancianerie, questo tipo di "buffità" (o "buffezza", o "buffitudine") non mi fa ridere per niente. Le situazioni buffe fanno ridere perché casuali, perché reali. Ma se un regista ci pensa 3 giorni e per farla assomigliare a una casualità, che casualità è? E che merito creativo ha il regista?
Basta vai, vo a letto.

domenica 14 febbraio 2010

Perché?

Mah, ci sono più ragioni per cui (ri)comincio a scrivere: desiderio di comunicare pensieri banali e/o profondi a persone geograficamente lontane, necessità di estendere il privilegio di conoscere le mie riflessioni aldilà di Piazza del Campo, mero esercizio stilistico. Credo di avere qualcosa da dire e di saperlo dire, spero che il seme incontri il terreno fertile dei vostri ormai non più così giovani cervelli, fruttificando dove il 100, dove il 60, dove il 30 per uno. Ok, mi sono lasciato un po' prendere la mano.
Questo nuovo inizio (inutile cercare una continuità mortalmente lesa dalle vicende personali e dalla lunga assenza) richiede un nuovo post programmatico.
Rileggendo
quell'altro post programmatico, mi rendo conto che non è cambiato un granché, anzi. Anche lì parlavo di pillole, anche se poi il blogghe si reggeva su giganteschi suppostoni. Stavolta ci devo riuscire. Devo essere breve. Il lettore giovane è abituato alla condensazione dei contenuti, all'integrazione, allo zapping multiplatform. E anche la redazione non sempre avrà tanto tempo. C'ha il lavoro, c'ha le fìe.Lo stile rimarrà il solito: inizi in medias res, incisi frequenti e sproporzionatamente lunghi, apertura al neologismo strizzando l'occhio alla tradizione.
La prima delle famose pillole: ieri mattina, dopo TV Talk (ultimamente lo guardo poìno, ahimé), ho fatto un giro di zapping televisivo (tanto c'avevo da pulì, male che vada, se avessi trovato qualcosa di ganzo, avrei cominciato un pino dopo) e ho trovato qualcosa di ganzo per davvero: "Cotto & Mangiato", rubrica culinaria condotta da Benedetta Parodi, moglie di Fabio Caressa, sorella di Cristina Parodi e nota anchorwoman di Studio Aperto (altri blogger di mia conoscenza avrebbero messo il link alla pagina di Wikipedia dedicata alla Parodi, ma non mi pare che aggiunga granché alla narrazione, quindi io non lo farò). Dice che sia registrato a casa sua, vabbè. Ospite del giorno, Syria Magri, nota anchorwoman di Studio aperto (anchor lei) (la gratuità di questa gag è disarmante; sarà la ruggine), che ora sembra aver fatto carriera ed essere passata a compiti non precisati ma più critici. Qui seguono 10 minuti buoni di convenevoli fra le due: "Ci manchi in redazione!", "Sono sempre una di voi!", "Eri il volto più noto di Studio Aperto!", "Vi penso ogni giorno!","Non sono brava in cucina!", "Ho già l'acquolina in bocca" e via dicendo. Che palle! Non s'è manco capito che stracazzo mangiava il poro Caressa a pranzo!
Cmq i Killers spaccano di brutto! (Tranquillo Marco, non ti copierò la rubrica "Listening to", promuoverò giusto qualche artista degno di nota ogni tanto)
A presto (forse), ora vo a vedé il secondo tempo della partita del San Miniato dal tetto di casa (si vede come al primo anello di S. Siro e si spende il giusto!)

sabato 21 marzo 2009

E' passato tanto tempo. Lo so.
Avevo promesso che stavo ritrovando la vena creativa. Ma era ancora il 2008.
C'è qualcuno che ha chiesto un post di commiato. Questa è la risposta.
Sono stati mesi impegnativi gli ultimi, chi mi conosce lo sa, come avrebbe detto Gioele Dix una decina d'anni fa. Sono stato preso dalla laurea prima, e da questioni di ricerca spinta (di uno stipendio) poi. Dopo un mese e mezzo sono riuscito a dormire per più di 3 notti di fila nello stesso letto la scorsa settimana. Ma non sto cercando la tua comprensione, giovane deluso lettore del blogghe. Ti sto facendo parte di alcune delle mie esperienze, nel pieno spirito del blogghe. Se sei un lettore della prima ora non ti devo certo ricordare l'esordio programmatico.
Vuoi un esempio a dimostrazione del fatto che niente è cambiato? Via Indipendenza, vicinanze Autostazione, Bologna. Giornata primaverile, valigia piena e portatile a tracolla. Ma caa ni ciondola a leilì dal capo? Leilì è bassina, dark capello corto. Ha una campanella sul sopracciglio e una sull'orecchio ipsilaterale. Sono collegate tra loro da una catena. Se al su omo, dark come lei, gli c'appunta il naso la sfregia. M'è passato anche il caldo.
Dopo la chicca, che stavolta ho messo all'inizio come la cenere sul capo del penitente, veniamo alla questione scottante: lo status di facebook.Non mi voglio dilungare sui conflitti interiori di chi non mi caa (ricambiato eh, per carità) per la strada e mi chiede amicizia al nobile fine di vedere aumentato il numero dei propri contatti. Non offenderò chi pubblica gruppi di anticostituzionale e penalmente perseguibile matrice fascista (pur sottoponendo il fenomeno all'attenzione degli organi competenti). Non degnerò della mia attenzione chi aderisce a gruppi contro la pedofilia, la fame nel mondo o il governo, soddisfacendo la propria morbosa brama di ribellione a basso costo. Darò delle dritte su come (non) scrivere il proprio status, se vuoi continuare a fregiarti della mia amicizia.
1. Evita di cambiare lo status ogni 2 minuti. Evitami di richiedere al sistema di visualizzare meno informazioni su di te in futuro. Evitati l'illusione di soddisfare l'urgenza di comunicare con il mondo con una frase insignificante: al mondo la tua banalità non interessa. Ecco perché non ti stacaa nessuno. Ecco perché continui ad aver bisogno di cambiare lo status ogni 2 minuti. E' un sistema autocatalitico. Oppure un cane che si morde la coda (se fai lettere).
2. Se scrivi lo status in inglese, essi siuro che ciò che scrivi sia corretto. Poi fai le figurette. Soprattutto se perseveri diabolicamente nell'errore. Probabilmente per te sarebbe già tanto mettere in fila due parole in italiano. Non ti sbilanciare. "Meglio tacere e lasciar intendere di non sapere, che parlare e togliere ogni dubbio!" (S. Frediani, dopo l'interrogazione di matematica. O di latino. O di inglese.)
3. Non crogiolarti nella tua inedia, sventolando al mondo che oggi non hai fatto un cazzo e ostentando una falsa contrizione del cuore. Il mondo non sa di che farsene di chi non fa una sega. Il mondo sarebbe contento di leggere status come: "Fernando oggi s'è sfondato di studio", "Severino apre fb alle 22 perché ha sgobbato per il progetto a cui lavora". Se mi vuoi significare che disdicevolmente e eccezionalmente hai lavorato solo 7 ore effettive, il tuo status cominci con una richiesta di perdono. Al mondo.
4. Non dichiarare il tuo amore sconfinato alla tua ragazza, anzi, non farlo con banale platealità. Non spiattellare i tuoi cazzi davanti al mondo. Se hai bisogno di conferme da cercare nelle esternazioni al mondo sei debole. Il mondo è pieno di innamorati come te, quindi caa niene frega!? Lascia che lei intenda, lascia al mondo l'illusione di aver inteso.
Detto questo, un consiglio: non usare la chat di facebook, fa caà. Io c'ho provato più volte, ma m'ha funzionato una volta sola per bene.
Mi pare che chi, uomo di poca fede, chiedeva un post di commiato sia ora in dovere di scrivere un commento di scuse. Il post di commiato è lontano. Lasciate solo che la redazione soddisfi la ricerca dello stipendio e si stabilizzi in un posto del mondo.