domenica 23 novembre 2008

E' un periodo molto impegnato, mi dispiace. Anch'io vorrei scrivere di più, ma non è il momento. Per chi ancora non lo sapesse, una decina di giorni fa sono arrivati i famigerati pezzi che mancavano per iniziare le prove della tesi. In questi giorni stiamo correndo per iniziare il prima possibile, ma, come prevedibile, ogni giorno ce n'è una: cerca i cavi per l'alimentazione, cerca i cavi dati, i pezzi sono un po' troppo lunghi, le tazze sono un po' troppo alte e via dicendo. Ora sembrerebbe che quasi ci fossimo. Va bene così: l'allestimento della prova è la parte più attiva della tesi, e quello che faccio in questi giorni è più che stimolante. Sono carichissimo.
Il lato più negativo del lavoro di questi giorni sono i bocchettoni del condizionatore del laboratorio che sparano aria gelida proprio sulla postazione su cui lavoro. Puntualizzo che il raffreddamento della stanza non ha scopi educativi ma è necessario perché i simulatori di anca e ginocchio, che producono parecchissimo calore, lavorino a temperatura non eccessiva. Fatto sta che mercoledì mattina avvertivo un certo mal di gola, che mercoledì pomeriggio avvertivo un certo malessere e che mercoledì sera avvertivo mammina che avevo la febbre a 38.7 (a lei ho detto a 38 in realtà). Dopo i 39.2 di giovedì e i 38 residui di venerdì, ieri niente febbre e oggi sto
discretamente. Speriamo sia passata, non vorrei perdere più di tanto tempo.
Domani il meteo, per il mio ritorno in società, prevede la neve: eh sì, il clima ideale per mettere il naso fuori di casa dopo 5 giorni a letto. E non ho ancora menzionato la principale privazione dovuta alla febbre: giovedì (39.2, ndr) gli studenti del 3° anno di Ing. Biomedica di Cesena hanno visitato il laboratorio. Io avrei dovuto spiegare in breve la mia tesi di fronte ad una platea adorante di giovani ragazzotte sconvolte dalla complessità del sistema di monitoraggio del fattore di attrito, dall'arguzia e dalla competenza di chi lo ha allestito, nonchè dall'indiscutibile carisma e dal fascino con cui egli stesso lo sta presentando. Lo scenario reale, invece, mi vedeva a letto, coperto finall'occhi e sudato fradicio per il pasticcone di Tachipirina.
Lo scorso finesettimana un troppo rapido blitz grossetano. Inizio elettrico: venerdì ore 17 arrivo a Bologna Centrale con il mio biglietto per l'Intercity delle 17.16 per Firenze Rifredi. Certo che il venerdì a Bologna in stazione c'è troppo casino. Poi tutti incazzati, e che sarà mai. Binario n.4, niente ritardo, perfetto. La gente a corsa da una parte all'altra, spinte, code. Mah. "Si avvisa la gentile clientela che i treni DA E PER BOLOGNA CENTRALE subiranno ritardi e cancellazioni causa guasto alla stazione. Ci scusiamo per il disagio". Presa. Spuntano 15 min di ritardo (quindi
17.31). Per ora la coincidenza a Firenze è salva. Ore 17.25: cambiano i pannelli luminosi: al 4 è previsto l'arrivo di un altro treno. Ore 17.27: l'altro treno non è ancora arrivato. Ore 17:27 e 1 ms: col cazzo parte alle 17.31! Ore 17:27 e 17 ms: tra 2 minuti parte un Eurostar per Firenze che era previsto un'oretta prima. Via a corsa al binario 8! Becco 2 ragazze con la giacca verde: "Salve, devo andare a Firenze, ho la coincidenza e un biglietto intercity, va bene?" - "Salga, salga". Deh. Scampata bella. Le poche ore a Grosseto erano salve.
Concludo sottolineando lo spessore umano del magico Ciccio Graziani che oggi a Guida al Campionato, quando in trasmissione si stava parlando di tutt'altro, esordisce così: "Un saluto doveroso al Grosseto, primo da solo nel campionato di Serie B!" Grazie Ciccio, voce fuori dal coro monotono di questi media che ci snobbano!

lunedì 10 novembre 2008

Tornare da ospiti laddove un tempo si regnava sovrani

Come sono riuscite bene le 28 ore a Pisa fra sabato e domenica! Ho fatto quasi l'en plein, all'appello sono mancati solo (nell'ordine di defezione) Roberta (Santoro, non Fantozzi, che è stata presente eccome: grazie ancora per la cassettata di ottimo cibo!), Virginia e il rintronato del Bachi, che si era scordato un battesimo (non male per un prete). Siete tutti perdonati, so che avreste voluto esserci.
La giornata di sabato è cominciata subito male: in via San Vitale (a Bologna) mi sono accorto di essermi messo la cintola sbagliata, ossia quella da scarpe da ginnastica invece che da scarpe marroni. Ormai era tardi. Dopo un viaggio in treno stranamente senza intoppi giungo a Pisa giusto in tempo per scambiare 2 chiacchiere con Ale prima del pranzo. L'avrei scambiate volentieri anche con Albe, ma la caata è tornato a Grosseto. L'ho segnata. Nel frattempo, la casa è stata rivoluzionata: uno scaffale in più in cucina, il frigo si chiude da solo, la copertoia gialla ha finalmente un pomello (un tappo di sughero riadattato). Quando il gatto è andato via i topi hanno subito cominciato a ballare. E tutto per merito del mio sostituto. Non c'è che dire, dal punto di vista pratico c'hanno guadagnato.
Finito il pranzo, inizia il tour de force: alle 14.45 incontro Elvis e alcuni ragazzi del catechismo dello scorso anno, e fino a quasi le 5 c'è da chiacchierare; alle 17 incontro alcuni dei miei compagni di corso: la discussione parte dalle tesi, ma si sposta rapidamente al post-laurea; l'argomento è caldo, la chiacchierata arriva fino a dopo le 7. Al che iniziano i preparativi per la cena. Cioè, erano iniziati molto prima per la Ro; io, Ale e Marco abbiamo solo sistemato gli ultimi dettagli. La cena è di gran lusso, per qualità e quantità. Dopo che tutti eravamo pieni per un paio di giorni, Ale ha avuto il coraggio di tirare fuori pane e lardo. In attesa del tiramisù, ça va sans dire. Avoglia a stempià le bocce der vino, a un la pigli la sbornia vai! Ringraziamo tutti in coro il Querci, che ci ha deliziato per l'ennesima volta con il racconto della brasiliana, per poi tirare fuori il cilindro dal cappello: "Gratis!? Gratis... (pausa per catturare il pubblico, da narratore esperto)... Gratis è morto in Libia ner '15!" Respect.
La domenica, Messa delle 11.30, con saluto al gruppo Giovani, ad altri ragazzi del catechismo e ai miei co-catechisti, e con annesso ritardo di un quarto d'ora a mensa (o, c'avevo da salutare un po' di persone, sapevate benissimo che per l'una non ce l'avrei mai fatta), e poi ripartenza alla volta delle Due Torri, dove mi accolgono due prodotti tipici del luogo: un signore all'apparenza tranquillo che, nel sottopassaggio della stazione, si avvicina alla gente e fa, con aria compita: "Berlusconi è morto!" (chi mi dice: "Ti amooo!"), e la guazza che allieta le serate padane.
Una piccola segnalazione? Ma sì, dai:
foto da angolazioni pazze. Artro che vella mandria di rimbarcati che pinge la Torre in Piazza de' Miraoli a Pissa!

sabato 1 novembre 2008

Nel libro degli scherzi che mi ha giocato il dualismo ora legale - ora solare si è aggiunto immancabile un nuovo capitolo lo scorso weekend. Domenica pomeriggio sorrido davanti alla homepage di facebook, leggendo il lamento di Maurizio perché nessuno lo aveva avvisato del cambio d'ora. Io sono stato talmente forte che ho rimesso l'ora a tutti e due gli orologi che ho quassù, questa volta l'ho scampata. Ma la sveglia è sul cellulare. E lunedì mattina è troppo buio per essere le 7 e 30. La settimana è cominciata bene.
Mi piacerebbe raccontarvi delle proteste qui a Bologna, di manifestazioni gigantesche, di occupazioni, ma non posso. Non vi ho partecipato. Ho fatto mio malgrado parte della maggioranza silenziosa. Et excrucior. L'Istituto Ortopedico Rizzoli non è universitario, niente protesta.
Per partecipare al fermento globalizzato non mi resta che lanciare una campagna importante, dal titolo: "OGM? Au, avoglia!" (per antitesi con la campagna precedente). Anche questa è una campagna che parte da lontano, da una lezione del magico corso di Bioetica. Si parlava della fobia diffusa riguardo a questi scientificamente innocui ortaggi e frutti. Le pubblicità parlavano di pomodori con la proboscide, fragole con le ali e giù di fantasia. Un paio di articoli, di quelli che trovi a pagina 23 fra le notizie pseudoscientifiche e le curiosità, parlavano di ricerche protette dalla sfrenata corsa al brevetto e dei costi delle sementi modificate, eccessivi per i piccoli contadini, destinati a essere tagliati fuori dal mercato. Interessi di parte, fatti passare per difesa della genuinità. Ancora meglio se conditi con qualche parolona tipo "biodiversità". Nessuno che parlasse dei benefici.
Della possibilità di produrre sementi in grado di resistere in condizioni climatiche difficili, magari al caldo africano.
Della possibilità di rendere le piante immuni dai parassiti.
Della possibilità di ottenere ortaggi in grado di produrre quantità utili di sostanze benefiche.
Dell'assoluta sicurezza dei prodotti immessi sul mercato, certificata da test scientifici.
In questa occasione compresi a fondo il significato di uno dei cardini del pensiero rogniniano: in Italia la Cultura è solo umanistica, la scienza produce solo concetti che devono rimanere lontani dalla mente del cittadino medio.
La fiammella dell'indignazione di un annetto fa si trasforma in un incendio l'altro giorno alla Coop sotto l'azione di un vento impetuoso levatosi dal banco del petto di pollo. Sono quasi le 7 di sera, sono rimaste una decina di confezioni. Mmm, 3 etti e mezzo, questo per una volta è troppo e per du volte un mi fa. Oh, 4 etti e mezzo questa va bene. L'occhio però mi cade su quella di sotto. E' l'unica che non presenta un cartellino tutto colorato con su scritto: "Alimentazione libera da OGM". Se lo saranno dimenticato. Ma anche il prezzo al kg è leggermente diverso, quindi nessun errore. All'improvviso mi scorre davanti tutta la lezione di bioetica: le pubblicità ingannevoli, gli scenari apocalittici di un esercito di pomodori e banane pronto ad assumere il controllo del Massachussetts, il vero nodo della questione, ossia i brevetti e le sementi troppo care. Indovinate quale confezione ho preso. E senza guardare il peso.
Infine un paio di consigli per gli acquisti. Ecco un video che ho visto stamattina. Il videoclip non è niente di che, il testo è simpatico ma niente di più, ma la canzoncina nel complesso ha il suo perché. Sarà il beat accattivante, sarà la sfiziosa voce sussurrata, sarà l'elettronica gentile alla Pet Shop Boys.
E poi una mia scoperta di 3 giorni fa: i Velvet Underground. "Hai scoperto l'acqua calda" dirà qualcuno. "Eò" risponderò io. Mi sono capitati ora. Ma da 3 giorni non ascolto altro. Scusate le spalle.

sabato 25 ottobre 2008

De lege CXXXIII

I più importanti mezzi di informazione quasi non parlano d'altro in questi giorni, all'appello manca solo il punto del blogghe: eccoci qua. Le cose che stonano sono tante, nella filosofia del decreto (non parlo dei dettagli tecnici che non conosco, al contrario di molti), nelle proteste, nel dibattito. Andiamo con ordine.
Metodologicamente parlando, trovo profondamente scorretto mischiare le discussioni riguardo alle misure nei confronti della scuola elementare e delle università. Chi ascolta fa più fatica a capire, chi parla pure. Seguendo il dibattito parlamentare precedente all'approvazione del decreto, ho sentito un rappresentante del PD criticare i tagli all'università e un rappresentante del PDL rispondere che la sinistra avrebbe dovuto gioire per il decreto dato che veniva reintrodotto un elemento di uguaglianza sociale come il grembiule. Posto che sono perfettamente d'accordo con ciò (anzi, io lo estenderei minimo fino a tutta la scuola dell'obbligo), mi è parso di assistere ad un dialogo tra sordi (quest'espressione mi piace molto, la sto usando di frequente, che ne dite?).
Entriamo nel merito. Mi sfugge il nesso di causalità fra il proliferare di corsi di laurea con pochi iscritti, spesso addotto come evidenza della necessità di una riforma, e il taglio indiscriminato dei fondi per 1.4 G€ (per l'università). Lo stesso vale per l'eccessivo numero di bidelli nelle scuole primarie e secondarie (sì, lo so, ho appena mischiato le discussioni, ma in realtà questa frase mi serve per la gag che arriva tra poco). Le conseguenze più immediate di queste lacune non sarebbero l'introduzione di un numero minimo di iscritti per l'attivazione di un corso di laurea (evidentemente previa l'agevolazione dei cambi di corso di laurea, attualmente poco fluidi) e il blocco del turnover dei bidelli? Se anche il risparmio totale non raggiungesse il valore auspicato da Tremonti, sarebbero comunque risorse recuperate. Invece sembra più semplice impedire il ricambio generazionale della classe docente. Chi frequenta l'università sa quanto ciò sia drammatico: il contributo dei ricercatori e dei professori più giovani spesso è insostituibile. Forti perplessità anche per la transizione degli atenei in crisi economica a fondazioni private. Le difficoltà a garantire il diritto allo studio e l'obiettività della ricerca sarebbero evidenti.
Approfondiamo il discorso del diritto allo studio. Come studente non mi sento affatto rappresentato da chi vede leso il proprio diritto a "fare ricerca" a oltranza. Come diceva una ricercatrice (simpatica come il puzzo d'aringa, ma dalle idee limpide) a "Otto e mezzo" qualche sera fa (c'era anche il rettore di Pisa), la ricerca deve essere una professione "elitaria" (cito testualmente), con unico criterio di selezione l'eccellenza. Il contesto era un po' diverso, ma l'argomento rimane valido. Indi per cui diritto al dottorato (ben pagato) sì, ma solo se sfoi. E' necessario porre dei limiti ai posti: il diritto a "fare ricerca" non esiste di per sé. Detto questo, investire, investire e ancora investire nella ricerca pubblica.
Se non si fosse capito, non mi piace neanche la piega che sta prendendo la protesta. Rivedo gli stessi errori perpetui, che all'inizio del movimento stranamente latitavano. Innanzitutto le manifestazioni: bene le lezioni in piazza, bene le assemblee, bene i cortei. Ma caa c'entra occupare i primi due binari della stazione (a Bologna)? Ma caa c'entrano gli scontri con la Polizia (a Milano)? Questi gesti sono utili, sì, ma per screditare la protesta e per far pensare a chi assiste: "Peccato quelle che vanno di fori!" Quelli col megafono, poi: a loro è sufficiente gridare "Futuro", "Cazzo", "Brunetta" per sentirsi comandanti e cospiratori. Il qualunquismo regna laddove la cultura dovrebbe impedirlo. E le folle che li venerano e li legittimano sono colpevoli del poco credito di cui gode la nostra generazione.
Fino a qui non ho (quasi) parlato dei provvedimenti per le scuole elementari, e non voglio cominciare ora. Ma questa concedetemela: vergognosa la strumentalizzazione di chi porta bambini delle elementari in piazza. A 6 anni non scegli, non ne hai i mezzi. Però fai figura nei TG.
Mai come oggi trovo molto interessante la mia parte intollerante.

domenica 19 ottobre 2008

...non rimane che gente assurda. Banco degli affettati, ho il numerino 76. "Settantacinqueeee!" Risponde la gentile signorina accanto a me, sfoderando la più antipatica delle voci stridule, tipica dell'uomo che imita la donna ochetta: "Buonasera, vorrei sessanta grammi di bresaola tagliata sottile." Eh, ci stava bene, sì. Comunque non credo di essere riuscito del tutto a trattenere la risata, pace.
Bello questo prologo in medias res.
Ma questa settimana ce n'è una che evidenzia lo stato degenerativo raggiunto dalla società civile. Come dice Beppe Grillo, avevamo raggiunto il fondo, ora stiamo scavando. Ernie Chambers è un senatore democratico dello stato del Nebraska, in carica da ben 38 anni. Un bel giorno si alza e, perché no, decide di intentare causa a Dio. L'accusa è quella di aver diffuso la paura con le minacce terroristiche dei suoi seguaci e con le calamità naturali che si stanno abbatendo sulla Terra. Beh, per fortuna l'illuminatissimo giudice lo ha respinto. Incapacità di intendere e di volere del senatore? Rispetto del buonsenso? No, il motivo della respinta è che Dio non ha un indirizzo a cui notificare il procedimento. Ecco il link da repubblica.it. Per fortuna di lì e giù hanno un gran senso dell'umorismo, vedere la vignetta qui sotto per credere:

La satira americana è uno spettacolo: è un po' meno sofisticata dei nostri Crozza, Albanese e via dicendo ("sofisticato" nel mio linguaggio ha sempre un'accezione positivissima, eccetto quando si parla di vino), ma proprio per questo è più immediata. Ricordiamoci sempre che il pubblico a cui si rivolge è quello americano. Un po' di sano razzismo a volte è salutare. A riguardo, la redazione vi consiglia un programma di Rai Edu che va in onda il sabato mattina alle 9 su Raitre: Tv Talk. E' un programma in cui ospiti illustri e giovani laureati in Comunicazione (ho detto che "un po'" è salutare, di questi tempi poi) discutono del linguaggio televisivo basandosi sui palinsesti della settimana. Una delle finestre sulla tv estera del programma riguarda proprio i canali a stelle e strisce, e spesso si citano i programmi satirici, soprattutto in periodo preelettorale.
Ora che ho fatto il saccente con la digressione dotta posso anche narrarvi la mia prima partita di calcetto all'ombra delle due Torri con i ragazzi del Laboratorio. L'organizzazione è stata difficoltosa (la gente tira i pacchi all'ultimo), ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Effetto collaterale dell'emergenza organizzativa: eravamo in 11. Io finisco nella squadra di 5. Il campo, come quasi tutti di qui e su, era al coperto. Entrare in strutture di questo tipo presenta difficoltà non da poco: ci sono due porte una dietro l'altra, si deve aprire la prima, entrare nell'anticamera, chiudere la prima, e, finalmente entrare. Io, giovane ingenuo proveniente da una realtà prettamente rurale di campi all'aperto, non lo sapevo, quindi entro a bischero sciolto: la porta più interna sbatte con una violenza inaudita, attirando gli sguardi di tutti. O, so una sega io. In realtà non è stato quello l'unico momento della partita in cui l'attenzione era concentrata sul sottoscritto: il 3 a 3 finale è stato frutto di due goal e un assist da parte dell'extracomunitario maremmano, oltre a un palo colpito con un tiro violento dalla media distanza che ha fatto tremare l'intera struttura. Non male come esordio.
Quasi quasi mi dimenticavo: venerdì 6 dicembre i Subsonica suonano a Bologna per la modica cifra di 23 euri. E' evidente che ci vo anche solo, ma se qualcuno dei lettori del blogghe ha intenzione di accompagnarmi non è che lo mandi via. Il pacchetto comprende, a richiesta, ospitalità gratuita presso la redazione anche per tutto il weekend. Fatemi sapere così prendo i biglietti. Aderite numerosi.

mercoledì 8 ottobre 2008

E io ci sto

E io ci sto (R. Gaetano)

Mi alzo al mattino con una nuova illusione,
prendo il 109 per la Rivoluzione,
e sono soddisfatto un poco saggio un poco matto
Penso che fra vent'anni finiranno I miei affanni
Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po' e mi accorgo che son solo,
in fondo è bella però è la mia età e io ci sto
Si dice che in America tutto è Ricco tutto è nuovo,
puoi salire In teleferica su un grattacielo e farti un uovo,
io cerco il rock'n'Roll al bar e nei metrò,
cerco una bandiera diversa senza sangue sempre tersa
Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po' e mi accorgo che son solo,
In fondo è bello però , è il mio Paese e io ci sto
Mi dicono alla radio statti calmo statti buono
non esser scalmanato stai tranquillo e fatti uomo
ma io con la mia guerra voglio andare sempre avanti,
e costi quel che costi la vincerò non ci son santi
Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po' e mi accorgo che son solo,
ma in fondo è bella però è la mia guerra e io ci sto
cerco una donna che sia la meglio
che mi sorrida al mio risveglio
e che sia bella come il sole d'agosto
intelligente si sa
ma in fondo è bella però è la mia donna e io ci sto

Beh, dopo tante facezie un post semiserio ci stava, no? Perché ho postato video e testo di questa canzone? Innanzitutto, citare Rino Gaetano fa fighissimo ed è molto di moda fra noi giovani. E fra tutte le sue canzoni geniali, questa ha un valore aggiunto: in alcuni punti è la fotografia della mia situazione.

Anch'io ogni mattina prendo la navetta A per la rivoluzione. Sì perché il trasferimento a Bologna ha molti tratti in comune con la rivoluzione: è portatore di grosse novità, richiede qualche sacrificio, ma ha un fine nobilissimo. Sempre nella speranza che mi serva per far finire i miei affanni (occupazionali). Certo, ogni tanto mi guardo intorno e mi accorgo che son solo: ho abbandonato molte delle certezze che mi accompagnavano, ho bisogno di costruirmene di nuove. Ma questo non mi impedisce di accettare la sfida e dire "Io ci sto". Anche perché, costi quel che costi, la vincerò, non ci son santi. L'ultima strofa, poi, è quasi profetica...

p.s. tranquilli eh, era solo una cosa così, per diffondere un po' di cultura e per fare un po' il sentimentale, ma si ritornerà presto a toni più consoni

p.p.s giusto stasera alla Coop... no, non vi anticipo niente... escluso il cane...


sabato 4 ottobre 2008

Oggi è il 4 ottobre, e, mentre il mondo festeggia S. Francesco d'Assisi, Bologna festeggia il patrono S. Petronio. Io in realtà per ora i festeggiamenti me li sono persi, ma più tardi andrò in piazza Maggiore alla degustazione di cibi bolognesi offerta da Sergio (Cofferati). Speriamo che le prossime elezioni l'abbiano spinto a non badare a spese. Del resto con tutti i soldi che risparmia nella gestione degli Istituti Ortopedici Rizzoli sarebbe il minimo. Sì perché nel "mio" ufficio, predisposto per 4 persone, siamo appena arrivati a 5, con la ricca prospettiva di accogliere presto un 6° e un 7° elemento. I superiori ci rassicurano: "Sì ma tanto ragazzi lo spazio ve lo gestite come volete." Avercene! Tra l'altro Sergio mercoledì prossimo viene ad inaugurare la nuova mensa del Rizzoli, e ci offre un ricco buffet con tanto di invito. Mi raccomando, che la crisi di consensi è già dilagante. L'altra settimana, invece, essendo il Rizzoli un istituto di ricerca con le contropalle (mi si passi la perifrasi), era in programma un congresso internazionale, a cui partecipavano diversi ragazzi del laboratorio. Boh, magari ci saranno un sacco di cose interessanti, se i dottorandi sono tutti là ci faccio un salto anch'io. I dottorandi però rimangono lì, devono solo fare delle piccole presentazioni sulle loro attività, sembrano giorni come gli altri. Forse non sarà poi così interessante. Alle 11.30 la svolta, fermento nei laboratori, ecco il segnale che tutti stavano aspettando: la conferenza di punta? La poster session? No, la fine del coffee break, da cui sono avanzate un sacco di pizzette che stanno per essere sacrilegamente buttate. Ma i nostri eroi del laboratorio di Tecnologia Medica salvano la situazione fulminando un vassoio di pizzette e uno di dolcetti in pochi secondi. Quando la scienza chiama i ricercatori rispondono.
Ma passiamo ad un paio di segnalazioni, giusto per non lasciarvi a bocca asciutta. Non ho molto da dire a commento: la prima notizia riguarda un soldato russo che ha pubblicato su YouTube un video rap ispirato a "Stan" di Eminem, in cui si lamenta delle condizioni di lavoro e di vita dei soldati dell'ex Armata Rossa. I gerarchi dell'esercito russo, notoriamente aperti alle critiche soprattutto se costruttive, hanno celermente provveduto a ringraziarlo con un trasferimento premio in Siberia con effetto immediato. (soldato rapper)
La seconda riguarda l'assegnazione dei premi IGnobel alle ricerche scientifiche più stravaganti, con la menzione d'onore ai vincitori delle categorie Economia e Chimica.
Concludo con la seconda campagna istituita e promossa dal blogghe, il cui titolo è "Puppe e culi? No, grazie!" Vado a spiegare l'ossimoro, potrei essere frainteso. E' sotto gli occhi di tutti la stomachevole presenza continua in TV di organi femminili in bella mostra, non sono certo il primo a dirlo. Finché si trattava di vedere due ballerine che sculettavano, sai, butta via. Le ballerine però ora sculettano dappertutto. L'abbiamo già sentita, direte voi. Provate a guardare quache puntata della Ruota della Fortuna. Lasciate stare il sottile umorismo di Papi e il pudore candido della valletta. Spingetevi oltre il vostro naso. Ora anche le concorrenti sono discrete e scollate. Non appena si chinano per girare la ruota ecco l'inquadratura che si stringe. Ai tempi di Mike non succedeva. Alle elementari lo guardavo sempre da mia nonna il sabato dopo cena (cominciava poco dopo le 7, per la cena c'era "OK il prezzo è giusto!"), e non succedeva. Poi guardate le conduttrici. Le varie Clerici, D'Urso e compagnia bella fanno a gara a chi le strizza di più. Non succedeva con Milly Carlucci a "Scommettiamo che..." in seconda serata (alle 8.30).
Ormai esistono anche le tette e i culi della mente. Sono in bella mostra in tutti quei programmi in cui i protagonisti sono le persone della porta accanto, la gente comune. In gergo tecnico si chiamano "Talent Show": si prende gente "dalla strada" e si trasformano in cantanti, in persone "che lavorano nel modo dello spettacolo". In TV non si vede altro. Ma sotto il principio del "ruspante è bello" si nasconde, bastardo, il rifiuto della meritocrazia e del valore dello studio e del lavoro. E' facile emergere, come sono facili le puppe e i culi. Sono superflui i commenti sui bambini sottratti al gioco e allo studio e spiattellati davanti alle telecamere perché fanno tenerezza. Panem et circenses. Ed è per questo che il blogghe vi invita a cambiare canale ogni volta che vi sembra che in TV passino messaggi subdoli. La redazione lo sta già facendo da qualche settimana. Certo, piange un po' il cuore a non guardare "Veline", "RTV" etc., ma è l'unico strumento che il telespettatore ha per esprimere il suo dissenso. Anche perché dopo un po' si satura, si diventa assuefatti, come è successo con le guerre, la cronaca, gli episodi di razzismo. Ma quando neanche le puppe e i culi susciteranno più la nostra attenzione la situazione comincerà a farsi seria.

sabato 27 settembre 2008

Iniziamo subito col botto: essendo sabato, stamani alle 8.15 stavo ancora dormendo nella pace della mia cara (non solo in senso affettivo) singola quando ti sento un urlo straziante: "Aiuto, aiuto!" Silenzio. Boh, starò sognando. "Aiuto, aiuto!!!" Boia deh! Lesto mi fiondo alla finestra, così come fanno le due dirimpettaie (grandissime), anche loro fra l'addormentato, il curioso e il preoccupato. Sotto le nostre finestre una ragazza dall'andata barcollante e il deserto. "Aiuto, aiuto!"
"Ehi!" gridano le ragazze dalla finestra. La tipa in strada prosegue tutta storta. "Aiuto, aiuto!"
"Che c'è?" grido io (mi sono svegliato da 12.6 secondi, non è che mi possa esprimere al meglio). Niente, lei va. "Lasciate stare, è strafatta!" sentenzia una voce scocciata da qualche finestra più in là. La maiala di su mà, aggiungerei io. Ormai mi sono alzato, caa fai, fo colazione e vaffanculo. Forse la levataccia non è stata del tutto inutile, le dirimpettaie non possono non essere state turbate dalla vista del mio sexy pigiamino celeste con decorazioni geometriche.
Verso le 10.30 mi avvio per il mio solito giretto del sabato mattina. Stavolta tocca al centro, guarderò qualche negozio, trovassi un golfino... Faccio un pezzo di strada in mezzo al corteo di manifestanti contro o per non so che cosa (forse la riforma della scuola) e non posso non notare due chicche: la colonna sonora è "Discolabirinto", gioiello, per carità, ma scelta inusitata per una manifestazione; inoltre, sul percorso vengono lasciati dei cartoncini stampati come la banconota da 100 € ma con la scritta "F*ck - simile". Pesi.
Arrivato all'incrocio fra via dell'Indipendenza e via dei Mille (zona centralissima, marea di gente)trovo 13 matti vestiti in total white; ciascuno di loro ha stampata sulla felpa una lettera del marchio "Athletes World", catena di negozi di abbigliamento sportivo. Questi fenomeni facevano la spola fra i 4 semafori dell'incrocio disponendosi in ordine sulla strada davanti alle macchine fermate dal rosso, dopo di che il capo urlava "Athletes" e gli altri, in coro, "World". Non è opportuno riportare i commenti della gente.
Fino a qui il post potrebbe essere riassunto con un verso di Rino Gaetano (vi dico chi è l'autore, tanto le citazioni non le chiappate mai): "Escluso il cane, non rimane che gente assurda."
Ma ora voglio farmi serio per lanciare la prima di una serie di campagne lanciate dal blogghe: il titolo è "RidondAntibiotici" (lo so, fa abbastanza caà, ma c'ho pensato un quarto d'ora e non m'è venuto niente di meglio). Lo spunto viene da un articolo letto su repubblica.it, di cui aggiungo il link: batterio invincibile. Il succo della questione è semplice: l'uso scriteriato che avete (io no) fatto finora degli antibiotici li sta rendendo sempre meno efficaci. Mi spiego. I batteri sono tanti, le merde. Ogni volta che tu, lettore del blogghe, prendi un antibiotico per combattere l'infezione sistemica fulminante che si potrebbe nascondere dietro al tuo mal di gola, quasi tutti i batteri che infestano il tuo corpo ci rimangono stecchiti. Hai letto bene, quasi tutti. Sì perché, grazie al fatto che sono così tanti, ce ne sarà sempre qualcuno che, per una strana combinazione dei nucleotidi che compongono il suo DNA, riuscirà a resistere all'agguato: si chiama farmaco-resistenza, nome pomposo, ma eloquente. A questo punto i sopravvissuti saranno in grado di riprodursi in libertà (nel mondo dei batteri non serve scambiarsi il numero di telefono, offrire cene e via dicendo), sviluppando famigliole dannatamente numerose e farmaco-resistenti. E il ciclo ricomincia. Si chiama selezione naturale: c'avete fatto du palle così, vi s'è dato ragione, si spregiano i testimoni di Geova perché sono creazionisti e poi si ignorano le conseguenze dell'evoluzionismo. In breve, siamo tutti finocchi col culo di quell'altri, parafrasando il dolce stil novo. Pensaci, giovane lettore del blogghe, la prossima volta che finisci un tubetto di pomata per disinfettarti le pellicine.

mercoledì 17 settembre 2008

Speriamo che duri!

Questa fu la risposta di Tommaso Lucarelli a Elisa Bellini che, sentendo parlare di settimana bianca come possibile gita, aveva esordito: "Settimana bianca? Fa un freddo si pipa!" Eravamo in terza media, correva l'anno 1998. A distanza di dieci anni, questo è stato il mio pensiero quando ieri, per la prima volta, l'ho stretta tra le mani: finalmente ho una bici! Dove l'ho comprata? Che domande, all'asta organizzata dall'associazione sCATENAti, a cui ho già dato spazio nel blogghe. Ma andiamo con ordine, la faccenda merita tempo e attenzione.
Sul sito di sCATENATI avevo letto delle due aste organizzate per il 16 settembre in piazza Puntoni, proprio lì, dove il mercato delle bici rubate è più florido. La prima iniziava alle 3, troppo presto, ma la seconda iniziava alle 5: uscendo un po' prima del solito dal Rizzoli ce la faccio agile. Al mio arrivo sta finendo la prima asta di circa 80 bici, dopo di che inizierà la seconda, sempre di circa 80 bici. Ci metto poco a rendermi conto che la situazione non è propizia: non sono vere e proprie aste, in quanto il prezzo massimo per le bici è fissato a 15 euro, cifra che centinaia di matricole urlano con foga ogni volta che viene presentato un mezzo. Il vincitore di ciascuna asta è deciso arbitrariamente da una signora di mezza età di nome Rita, con tanto di divisa delle FS (che patrocinano l'evento). Criterio di scelta: nessuno. E' per questo che la bella gioventù che circonda le transenne cerca di farsi notare nei modi più impensabili (per un matusa come me): c'è uno spagnolo vestito da donna, una tipa che sventola due ombrelli aperti, un giovane che agita un materassino a forma di coccodrillo e così via.
Dietro le transenne stanno i ragazzi volontari, tutti dotati della magnifica maglietta rossa di sCATENATi con tanto di logo del lucchetto aperto che ormai conoscete: bella, quasi quasi dopo passo dallo stand e me la compro. Intanto finisce la prima asta e mi rendo conto di avere ben poche chance di tornare a casa pedalando. Mi servirebbe qualcosa che mi distinguesse dalla massa, qualcosa di ben riconoscibile... però che figata quella maglietta, prima di andare via me la compro sicuro... ed è lì che, scaltro come una faina, fiuto il business: se compro la maglietta e comincio a sventolarla mostrando di partecipare alla causa, avranno un occhio di riguardo. Scatta l'investimento: 5 €. La maglietta li vale tutti anche di per sé. Riprendo posto fra la calca con difficoltà, e comincio a sventolare. Niente. Bella quella, però è senza parafanghi, aspettiamo. Booo, quella è esagerata, poi è anche rossa come la mia nuova maglietta. "Questa bella bici rossa frenante la diamo solo a qualcuno che abbia comprato la maglietta rossa!" sentenzia Rita. Taaac, penso io. Sventolo con tutta la forza che ho in corpo (e ce n'ho, boia se ce n'ho). Rita mi guarda, ci intendiamo senza bisogno di parole. Si intromette un altro stronzo che era stato lungimirante come me. La bici viene assegnata a lui. "Ma come Rita! Ormai ci speravo!" Rita mi fissa con il suo sguardo ammaliatore. Sullo sfondo si staglia un prodigio della tecnica: linea aggressiva (prerogativa del marchio "Cinzia") ma che strizza l'occhio all'eleganza metropolitana, sellino ergonomico di ultima generazione, parafanghi, copricatena, ampio cestino, bianca come Moby Dick. "Base d'asta 1 euro!" ripete Rita per l'ennesima volta, e inizia il suo conteggio fino a 15 fra la folla urlante. Ma dentro di sé sa già a chi assegnare quel mezzo. "14", si dirige verso di me. Con voce suadente pronuncia quel "15" che mi apre le porte di tutta Bologna. Appena vado a ritirarla ho un sussulto al cuore: il freno davanti funziona, quello dietro è bloccato, proprio come nella bici degli ultimi 4 anni pisani. Ho trovato la degna erede.
Il passo successivo è l'acquisto della chiusura. Arrivo a casa e parcheggio nella corte interna: la notte la mia bici dovrebbe essere al sicuro, anche se sul basso cancello sembra ci sia scritto "scavalcami". Speriamo che duri.

sabato 13 settembre 2008

Miscellanea

Il post non nasce per essere organico, perché in realtà non ha grosse pretese, ma ci sono delle piccole pillole che, sulle ali dell'entusiasmo suscitato dalle segnalazioni dell'altra settimana, voglio condividere con il mio pubblico. Innanzitutto un saluto a tutti da parte dell'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che l'altra mattina faceva jogging ai giardini Margherita proprio mentre io passavo per andare al Rizzoli. "Era con 6 o 7 persone", ho esordito io ingenuo, raccontandolo ai miei coinquilini; "Guardie del corpo" hanno suggerito loro. Ci sta. Fatto sta che andava a 2. C'ha anche 70 anni, direte voi. Allora stai a casa, aggiungo io.
Così come starà a casa per circa 6 settimane il signor Fabian Espindola. Mi vado a spiegare. Questo attaccante argentino che milita nel Real Salt Lake, che non è una squadra del fantacalcio di Pari, ma della Major League statunitense, è solito festeggiare i gol con una serie di capriole e piroette varie, alla Martins, per intendersi. Proprio Oba Oba era stato sgridato da Moratti (mi pare) per la pericolosità di quell'abitudine: per un calciatore professionista è un rischio inutile. Se siete fra quelli che all'epoca pensarono: "Che esagerazione, uno non può neanche festeggiare!?" cliccate qui.

In breve, il poveretto non solo s'è asfaltato la caviglia per fare le capriole dopo aver marcato, ma s'è anche dovuto subire le prese per il culo dello spogliatoio tutto perché il gol è stato annullato!
Altro personaggio da segnalare: il giapponese da poco arrivato al Rizzoli nel laboratorio di Computazionale. In quanto giapponese ha l'inconfondibile caratteristica di ridere a crepapelle qualsiasi dico qualsiasi cosa gli venga detto. Nonostante non parli l'italiano e pochissimo l'inglese. Una delle cose che mi fa impazzire di lui è che la seguente: la chiave del bagno è appoggiata su un tavolo proprio alle sue spalle, quindi chiunque ne abbia bisogno deve andare a sfrucugliare proprio lì dietro a lui o, mai una volta che si girasse!!! Se fosse stato italiano gli sarebbe venuto il torcicollo. Ma la cosa che ogni volta mi sconvolge è vedere i tasti del suo portatile con lettere occidentali e il suo schermo con gli ideogrammi. Respect.
Ieri sera concerto di Elio all'arena Parco Nord udite udite aggratisse!!! Era talmente aggratisse che ci saranno state più di 50000 persone, una distesa di chiorbe. Solo che la maggior parte di queste si muoveva in autobus e, considerando che laggiù ci va solo il 25, mentre il 25 barrato (giuro, non scherzo) ferma alla stazione, immaginate che viaggio possiamo aver fatto. Un episodio su tutti: una tipa accanto (leggi appiccicata) a me, con un inedito quanto giovane piercing nel mezzo della gota sinistra, ha avuto la brillantissima idea di stappare una boccia di vino bianco sull'autobus stracarico di gente oscillante ad ogni curva. "Questo me lo ritrovo tutto nei calzoni", ho profetato alla ragazza del mio coinquilino. Per fortuna non si è verificato niente di tutto ciò. Comunque siamo arrivati a concerto abbondantemente iniziato. Peccato, la seconda parte è stata fighissima, con Mangoni a fare da mattatore con travestimenti impensabili: lap dancer, giovane finto suicida, rasta suonatore di bonghi etc. Al ritorno, su un autobus altrettanto carico, sale uno dei più limpidi esponenti della categoria giovani: maglia viola, pantaloni fucsia larghi tipo orientaleggiante, sabot, un calzino giallo e uno arancione. Direi che posso concludere astenendomi dal commentare.